Benedetto Cairoli

Benedetto Cairoli
Benedetto Cairoli
Benedetto Cairoli, (Pavia, 28 gennaio 1825 - Napoli, 8 agosto 1889), fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al Parlamento, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano nei periodi 24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878 e 14 luglio 1879 - 29 maggio 1881.

Quando nel 1876 la Sinistra andò al potere, Cairoli, deputato sin dalla prima legislatura, quindi da 16 anni, divenne capogruppo parlamentare della maggioranza e, dopo la caduta dei governi Depretis e Crispi, il 24 marzo 1878 formò il suo primo gabinetto. Sin dagli anni precedenti, la sua politica estera fu filo-francese ed irredentista, in linea con i sentimenti tradizionali della Sinistra italiana ed aveva ebbe suggello simbolico con le sue nozze (nel 1873) con la contessa Elena Sizzo Noris (1845-1920), patriota trentina, fervente irredentista.

Tale atteggiamento, tuttavia, non teneva conto del grave indeblimento della Francia, dopo la sconfitta subita alla guerra franco-prussiana, né delle latenti tensioni fra Roma e Parigi in merito alla colonizzazione della Tunisia. Mentre l'appoggio alle manifestazioni irredentiste offerto dal Cairoli, contribuivano mantenere tesi i rapporti con Vienna e l'alleato Bismark. La politica estera del Cairoli aveva praticamente posto la posizione internazionale dell'Italia in un vicolo cieco.
Gli effetti di tale isolamento furono palesi a tutti in occasione del Congresso di Berlino (12 giugno-13 luglio 1878): l'Austra-Ungheria si assicurò l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina, la Gran Bretagna l'isola di Cipro, la Francia garanzie sulla Tunisia, mentre l'Italia (rappresentata dal ministro degli esteri Corti) non ottenne assolutamente nulla, in particolare in merito al Trentino. Cairoli sostenne di aver condotto la politica delle "mani nette", rifuggendo da tentazioni nazionaliste: l'idea essendo che Roma aveva tanto pochi diritti su una nazione africana, quanto Vienna sulle residue provincie italiane. Ma l'assenza di progressi in merito a Trento appariva in troppo palese contraddizione con l'enfasi irredentista cui sembrava conformarsi la politica del governo. Cairoli, inoltre, poteva vantare di aver ottenuto la partecipazione dell'Italia ad un grande Congresso europeo, in qualità di grande potenza. Ed era la prima volta. Ma non fu facile per l'opinione pubblica comprenderne i vantaggi, in assenza di guadagni di alcun tipo.

Il governo Cairoli ne uscì fortemente indebolito, cosicché cadde alla prima occasione: il tentativo da parte dell'anarchico Passannante di assassinare il Re Umberto I (17 novembre 1878). Cairoli stesso, presente al fatto, afferrò l'attentatore e ricevette una coltellata alla coscia. L'11 dicembre 1878 un ordine del giorno favorevole al governo venne respinto a grande maggioranza e Cairoli si dimise il successivo 19.



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